La Mostra

Il primo agosto del 517, chino sul suo scrittoio, in un silenzio che immaginiamo afoso per la vicinanza delle acque dell’Adige, il chierico Ursicino finiva di scrivere un libro per la cattedrale veronese

Nel farlo, con un gesto che pochi praticavano in quei tempi, ci mise la firma e la data. Poi, quel libro con le vite di Martino, vescovo di Tours, e di Paolo, monaco nella Tebaide, finì sullo scaffale: libro tra i libri, unico tra molti altri pezzi unici.

Cosa c’è di straordinario, dunque, nella storia di questo libro “ordinario”? Semplice: c’è che la grandissima parte dei libri scritti più di mille e cinquecento anni fa in Occidente è scomparsa da secoli: roghi, allagamenti, censure, bombardamenti, sottrazioni dolose, razzie e furti hanno fatto il loro indifferente lavoro di distruzione. Il libro di Ursicino, assieme agli altri che gli si sono depositati accanto, invece, no. La sede in cui ancora oggi sono conservati, dalla quale non si sono mai mossi, li ha salvati da ciascuno di quegli agenti di distruzione e li ha portati fino a noi.

Queste schegge del nostro comune (seppure remoto) passato sono in qualche modo dei viaggiatori del tempo, dei sopravvissuti più unici che rari (questo è davvero il caso di dirlo), pronti a far sentire la propria voce da distanze millenarie, a raccontare in modo appassionante, più che documentare con tono neutro, la storia che li ha generati. Ciascuno di quei libri, anzi, ha una sua storia da raccontare di quel secolo, il VI (il 501 e il 600 sono gli estremi “ufficiali), che vide la fine definitiva dello “stato” romano e lo sforzo creativo di inventarsi un’alternativa nel bel mezzo di un inedito “scontro di civiltà”. In quei cento anni si fa la storia delle due stagioni germaniche d’Italia: quella breve dei Goti e quella, appena nascente, ma destinata a più lunga durata, dei Longobardi. La storia dell’effimera riconquista militare d’Italia da parte dei Bizantini sotto Giustiniano: la versione orientale e cristiana dell’impero che fu di Roma. La storia che intesse il ricordo non ancora sbiadito dei classici, del diritto romano, riesumato proprio nei decenni in cui sarebbe stato sopraffatto dai diritti tribali dei barbari, e dei Padri della Chiesa. La storia delle tensioni che scuotono la fede cristiana (ormai la principale intelaiatura del discorso pubblico e politico dell’Occidente), assediata da eresie, scismi e paganesimi vecchi e nuovi.

Per ricordare e celebrare i mille e cinquecento anni del libro di Ursicino, la Biblioteca Capitolare ha deciso di dissigillare questi millenari superstiti, esporli e lasciare che le loro storie incontrino nuovi ascoltatori. Perché? Beh, perché queste storie raccontano da un’angolazione unica com’è fatto il mondo in cui viviamo e cosa esso può, in determinate condizioni, diventare. Un’occasione da non perdere per conoscere il passato direttamente dalla “voce” degli oggetti che lo hanno attraversato, capire il presente che essi hanno contribuito a costruire e immaginare uno almeno dei futuri possibili che ci attendono.

APERTURA MOSTRA

16 febbraio - 27 maggio
2018

ORARI DI VISITA

mar - ven ............ 9,30 - 12,30
sab ............ 16 - 18
dom ............ 10 - 13
SAB & DOM visite guidate ogni 45 min

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